
Tra il 1533 e il 1534, Luca di Faenza e Luca di Pontremoli dipingono i tre camerini accanto alla sala dei Giganti con grottesche: le decorazioni ispirate all'antico e in particolare alla Domus Aurea di Nerone.
La metamorfosi di figure vegetali, animali, umane, è particolarmente congeniale alla fantasia di Giulio Romano, che introduce tocchi di erotismo e crudeltà fra immagini idilliache, come quella di Venere, al centro della volta dell'ambiente più piccolo.
Gli stucchi sulle pareti del primo camerino, dalla volta a crociera, risalgono probabilmente al primo ottocento; il secondo camerino, con la volta ottagonale, è rivolto verso l'antica fabbrica del "gioco della palla" (esterna al Palazzo), della quale oggi restano solo le fondamenta. Nell'ottagono principale putti raccolgonograppoli d'uva e li porgono ad animali selvatici mentre belve s'inarcano tra gruppi arborei stilizzati.
I Camerini a Grottesche conducono al Giardino Segreto, decorato nella parte superiore delle pareti da lunette in cui sono raffigurate in stucco scene di animali ispirate alle favole di Esopo.
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