Pila Galeotti

Pila di Cittadella

 

L'evoluzione

La produzione di riso mantovano è passata dai 24,7 ai 37,8 quintali per ettaro dei primi anni del Novecento ai 50/55 di oggi. In questo caso si fa riferimento alla varietà vialone nano che rappresenta ormai oltre l'82% della produzione locale. Questa varietà, comparsa la prima volta nel mantovano nel 1936, negli anni '50 era coltivata solo sul 16% delle terre risicole mantovane. La coltivazione complessiva di risi di qualità diverse in quegli anni era praticamente il doppio di quella attuale.

Col tempo il vialone nano divenne il riso tipico della produzione mantovana e veronese ed in alcuni anni superò anche il 90% dell'intero raccolto.() Oggi i risi mantovani e veronesi si identificano praticamente con questa varietà.

La superficie complessiva coltivata però veniva man mano ridotta fino ad arrivare ad un minimo storico di soli 475 ettari nel 1981. Risulta interessante il confronto della estensione delle coltivazioni nei Comuni mantovani negli anni 1883, 1902, 1996.

Comune anno 1883 anno 1902 anno 1996 aziende

Bagnolo 40 100 ---- --

Bigarello 1100 700 151,02 10

Castel d'Ario 770 700 113,06 5

Castelbelforte 215 220 97,87 2

Ceresara 50 20 ---- --

Curtatone 1 -- ---- --

Felonica 33 -- ---- --

Goito 100 100 ---- --

Gonzaga 150 20 ---- --

Marmirolo 120 200 ---- --

Moglia 300 -- ---- --

Ostiglia 1100 470 119,14 10

Pegognaga 150 11 ---- --

Porto Mantovano 240 200 44,55 3

Rodigo 70 -- 20,26 4

Roncoferraro 1700 1300 445,96 23

Roverbella 850 520 365,44 8

S. Benedetto 200 25 ---- --

S. Giorgio 350 250 62,78 7

Sermide 200 -- ---- --

Serravalle 770 300 ---- --

Sustinente 388 150 23,12 3

Suzzara 15 -- ---- --

Villimpenta 200 200 26,48 4

Viadana 10 -- ---- --

Totali 9122 5486 1469,68 79

 

I valori sono espressi in ettari.

Il numero riferito alle aziende corrisponde a quelle attive nel 1996.

Il Comune da sempre maggiore produttore risulta essere Roncoferraro. Alcune coltivazioni come ad esempio quelle di Rodigo del 1996 (4 aziende su 20 ettari) hanno principalmente carattere amatoriale anche a scopo venatorio.

In tempi recenti si è avuto un parziale recupero rispetto ai minimi. Negli ultimi quattro anni gli ettari coltivati sono costantemente aumentati. Nel 1992 erano stati 770, l'anno successivo 960, nel '94 1.159, nel '95 si era arrivati a 1.392 per giungere agli attuali 1.470. Le varietà prodotte nel 1996 sono state in ordine crescente per ettari coltivati: il Cripto che ha occupato 26 ettari, l'Arborio coltivato su 27, il Drago su 35, il Volano su 90, il pregiato Carnaroli su 34, il Thai 49 ed infine il Vialone nano su 1.209 ettari. Nel 1996 la superficie impiegata per la coltivazione di questa ultima varietà ha avuto un incremento di circa il 20% rispetto all'anno precedente. Alcune varietà, in parte provenienti dal pavese e che sono di maggiore resa rispetto al vialone nano in qualche caso, anche se ciò non è consentito, vengono usate per miscelarlo a quest'ultimo. In Italia oggi vengono coltivati a riso circa 240.000 ettari di cui circa il 45% concentrati nel vercellese. La produzione italiana rappresenta solo lo 0,25% di quella mondiale. Quella mantovana un valore molto inferiore all'uno per cento di quella nazionale.

La produzione mondiale di riso supera i quattrocento milioni di tonnellate annue.

Le abitudini alimentari sono ovviamente diverse sia a livello nazionale che continentale. Infatti i laotiani consumano annualmente intorno ai 170 chilogrammi di riso pro capite, seguono i cambogiani con 152, i vietnamiti ed i thailandesi con oltre 140 come gli abitanti del Madascar e Serra Leone. I cinesi (i più grossi produttori mondiali) consumano circa 100 chilogrammi mentre gli europei nel loro insieme solo 4 e gli italiani 5. In ambito continentale l'Italia è il paese di maggiore produzione. Gli altri paesi della Comunità Europea produttori di riso sono: Spagna (100.000 ettari), Francia (40.000), Portogallo (30.000), Grecia (20.000).

Per una normativa europea sottoscritta da tutti da alcuni anni è consentita agli altri paesi del continente l'importazione di riso anche da nazioni extracomunitarie: prevalentemente esso proviene dagli Stati Uniti dove la produzione è da qualche anno eccedente il consumo interno.

La produzione italiana e la relativa trasformazione con un prodotto migliore, però sensibilmente più caro di quella straniero, possono risultare ovviamente penalizzate. Nel generalizzato incremento del consumo di prodotti alimentari in Italia, esploso soprattutto negli ultimi cinquanta anni, l'utilizzazione del riso appare in diminuzione.

Il consumo nazionale per persona alla fine dell'Ottocento era sensibilmente superiore di quello odierno. Questo viene favorito dalle modificazioni di abitudini di vita e naturalmente alimentari. Basti pensare all'aumentata diffusione di paste alimentari di produzione industriale e ad un progressivo spostamento del gusto verso la cucina di estrazione meridionale in genere.

Da qualche tempo si assiste alla messa in commercio sul mercato nazionale di sempre maggiori quantità di riso parboiled. Esso non rappresenta una novità visto che il suo processo di preparazione ha più di 4000 anni. Questo prodotto, in un caso recente venduto anche con l'aggiunta di aromatizzanti e condimenti pronti di vario genere, fino ad oggi pare non risulti molto gradito dal consumatore italiano e viene usato quasi esclusivamente nella grande ristorazione. Sono apparsi recentemente anche i risi quick-cooking, con cottura in due soli minuti già ampiamente diffusi negli USA e in alcuni paesi europei.

Risulta comunque più preoccupante per l'economia risicola nazionale l'eventuale aumento recentemente autorizzato della importazione diretta di riso dalle Antille, Egitto e America del Nord dove il prezzo di partenza risulta quasi dimezzato rispetto ai prezzi vigenti in Italia.

Per sostenere la primaria produzione locale è stato richiesto alla Comunità Europea, da parte dei produttori veronesi per primi e in tempi successivi anche da quelli mantovani, un riconoscimento di tipicità per il vialone nano.

Questo per salvaguardare la produzione e la relativa trasformazione di un prodotto di grande qualità non ancora sufficientemente apprezzato a livello nazionale come meriterebbe.